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Le vasche dei depuratori devono essere chiuse? Come cambia la normativa da Regione a Regione

Gli odori provenienti da depuratori, vasche di raccolta reflui, vasche di equalizzazione, accumuli fanghi e sezioni di trattamento sono uno dei problemi ambientali più delicati per aziende, gestori di impianti e pubbliche amministrazioni.

Non si tratta solo di un disagio percepito: le emissioni odorigene possono generare segnalazioni da parte dei cittadini, criticità nei rapporti con gli enti di controllo, prescrizioni autorizzative e peggioramento delle condizioni di lavoro degli operatori.

Per questo oggi il tema degli odori viene affrontato sempre più spesso all’interno di autorizzazioni ambientali, studi di impatto odorigeno, piani di gestione e interventi tecnici di mitigazione.

Esiste una normativa sugli odori?

Sì. In Italia il riferimento principale è l’art. 272-bis del D.Lgs. 152/2006, che prevede che la normativa regionale o le autorizzazioni possano stabilire misure per prevenire e limitare le emissioni odorigene degli stabilimenti. Queste misure possono riguardare prescrizioni impiantistiche e gestionali, valori limite, criteri localizzativi e piani di contenimento.

Nel 2023 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha approvato il Decreto Direttoriale n. 309/2023, che contiene gli indirizzi nazionali per l’applicazione dell’art. 272-bis in materia di emissioni odorigene di impianti e attività. Il decreto rappresenta oggi un riferimento tecnico importante per autorizzazioni, studi di impatto e valutazioni degli enti competenti.

Questo significa che gli odori non vengono più considerati solo come un disturbo generico, ma come un aspetto ambientale da valutare, gestire e documentare.

Le Regioni applicano tutte le stesse regole?

No. Il quadro nazionale è unico, ma l’applicazione può cambiare da Regione a Regione.

Alcune Regioni hanno adottato linee guida o discipline specifiche. La Lombardia, ad esempio, è stata tra le prime Regioni a dotarsi di una linea guida per la caratterizzazione delle emissioni gassose derivanti da attività a forte impatto odorigeno, con la D.G.R. IX/3018/2012.

La Liguria ha approvato linee guida per la definizione del Piano di gestione degli odori, che includono caratterizzazione dell’odore, misure di prevenzione e riduzione, piano di monitoraggio e piano di intervento.

Il Piemonte ha adottato linee guida per la caratterizzazione e il contenimento delle emissioni in atmosfera provenienti da attività a impatto odorigeno.
L’Abruzzo, con D.G.R. n. 391/2025, ha approvato linee guida regionali di recepimento degli indirizzi MASE sulle emissioni odorigene.

Nel Lazio, invece, il tema viene gestito soprattutto attraverso l’applicazione dell’art. 272-bis, degli indirizzi MASE 309/2023 e delle prescrizioni contenute nei singoli procedimenti autorizzativi. In diversi atti regionali recenti viene richiamato il Decreto MASE 309/2023 per studi, monitoraggi e simulazioni relative all’impatto odorigeno.

Le vasche dei depuratori devono essere chiuse? Come cambia la normativa da Regione a Regione - Multiva

Le vasche di raccolta reflui devono essere sempre chiuse?

Non esiste un obbligo automatico e generalizzato di copertura per tutte le vasche. Tuttavia, le vasche di raccolta reflui, accumulo, equalizzazione, ossidazione o trattamento fanghi possono essere considerate sorgenti odorigene diffuse. Per questo possono essere oggetto di valutazione tecnica e, se necessario, di prescrizioni specifiche.

In un atto della Regione Lazio relativo a un impianto di depurazione, le potenziali fonti di emissioni odorigene vengono individuate nelle vasche di ossidazione biologica, nella vasca di chiarificazione primaria e nelle apparecchiature della linea trattamento fanghi. In un altro atto regionale, qualora i valori odorigeni risultino superiori ai limiti concordati con ARPA Lazio, viene prevista la copertura delle vasche con sistemi chiusi in depressione e convogliamento delle emissioni verso un impianto di abbattimento.

Quindi la copertura fisica può diventare obbligatoria caso per caso, se richiesta dall’autorizzazione, dall’ente competente o da una valutazione tecnica. Prima di arrivare a interventi strutturali complessi, è però possibile adottare misure di mitigazione attiva, mirate e documentabili.

Le vasche di raccolta reflui devono essere sempre chiuse?

Non esiste un obbligo automatico e generalizzato di copertura per tutte le vasche. Tuttavia, le vasche di raccolta reflui, accumulo, equalizzazione, ossidazione o trattamento fanghi possono essere considerate sorgenti odorigene diffuse. Per questo possono essere oggetto di valutazione tecnica e, se necessario, di prescrizioni specifiche.

In un atto della Regione Lazio relativo a un impianto di depurazione, le potenziali fonti di emissioni odorigene vengono individuate nelle vasche di ossidazione biologica, nella vasca di chiarificazione primaria e nelle apparecchiature della linea trattamento fanghi. In un altro atto regionale, qualora i valori odorigeni risultino superiori ai limiti concordati con ARPA Lazio, viene prevista la copertura delle vasche con sistemi chiusi in depressione e convogliamento delle emissioni verso un impianto di abbattimento.

Quindi la copertura fisica può diventare obbligatoria caso per caso, se richiesta dall’autorizzazione, dall’ente competente o da una valutazione tecnica. Prima di arrivare a interventi strutturali complessi, è però possibile adottare misure di mitigazione attiva, mirate e documentabili.


I passaggi consigliati sono:

  • individuare le aree critiche
  • mappare le sorgenti odorigene
  • verificare la presenza di recettori sensibili
  • analizzare le condizioni operative dell’impianto
  • adottare misure di prevenzione e mitigazione
  • definire un piano di gestione degli odori
  • documentare interventi, manutenzioni e risultati
  • valutare eventuali monitoraggi ante e post intervento

Questo approccio consente di dimostrare agli enti competenti che il problema è stato affrontato con metodo, adottando misure proporzionate e coerenti con il quadro normativo.


La soluzione Multiva: una barriera nebulizzata attiva sul perimetro delle vasche

Barriera osmogenica anti-odori Multiva

Multiva progetta e installa impianti di nebulizzazione per il controllo degli odori in depuratori, vasche di raccolta reflui, aree fanghi, impianti di trattamento rifiuti, biogas, piazzali e aree industriali critiche. Nel caso delle vasche, il sistema viene installato lungo il perimetro o nei punti maggiormente esposti. Gli ugelli nebulizzano una soluzione tecnica a intervalli programmati, creando una barriera attiva sopra e intorno alla superficie emissiva.

Questa barriera funziona come un “coperchio dinamico non strutturale”: non chiude fisicamente la vasca, ma crea una coltre di microgocce che intercetta le molecole odorigene nella fase di volatilizzazione, limitandone la dispersione verso l’esterno.

Il sistema può essere regolato in base a:

  • dimensione della vasca;
  • intensità dell’odore;
  • temperatura;
  • vento;
  • orari di lavoro;
  • fasi di carico o movimentazione;
  • distanza dai recettori;
  • eventuali segnalazioni o prescrizioni.

Benefici per ambiente, gestione e operatori

Un impianto di nebulizzazione Multiva correttamente dimensionato può contribuire a:

    • ridurre la dispersione degli odori dalle vasche
    • migliorare la vivibilità delle aree operative
    • limitare il disturbo verso l’esterno
    • ridurre il rischio di segnalazioni
    • supportare il gestore nei rapporti con gli enti
    • intervenire senza modifiche strutturali invasive
    • integrare eventuali piani di gestione odori
    • rendere più controllabile il trattamento delle emissioni diffuse

In presenza di reflui organici, fanghi o superfici contaminate, il trattamento può inoltre contribuire a migliorare le condizioni igienico-ambientali delle aree di lavoro, riducendo le condizioni favorevoli allo sviluppo di odori persistenti e contaminazioni superficiali. I prodotti vengono utilizzati in diluizione controllata e tramite sistemi di dosaggio programmabili, evitando sprechi, sovradosaggi e applicazioni non necessarie.

La barriera nebulizzata Multiva non sostituisce eventuali obblighi di copertura fisica, aspirazione in depressione o trattamento aria qualora siano espressamente prescritti dall’autorità competente.
Rappresenta però una soluzione tecnica efficace quando si vuole intervenire prima che il problema diventi critico e ridurre l’impatto odorigeno in modo rapido, mantenendo accessibili le vasche.

Gli impianti Multiva possono essere inseriti in una relazione tecnica, in un piano di miglioramento ambientale o in una proposta di mitigazione da presentare a Regione, ARPA, Provincia, Comune o gestore dell’impianto.

Hai problemi di odori da vasche, reflui o aree fanghi?

Multiva può supportarti con sopralluogo tecnico, analisi delle aree critiche, progettazione dell’impianto, fornitura dei prodotti e realizzazione di un sistema di nebulizzazione su misura.